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Cos’è la lamina corticale

Con l’uso di una lamina corticale di osso si andrà a creare una specie di box dove in seguito verrà riempito con l’osso sintetico in granuli mischiato con una piccola quantità di osso del paziente da operare. Il suo osso verrà recuperato con uno speciale raschietto e verrà inserito con delle microviti.

Il prelievo osseo fatto attraverso questo speciale raschietto consente di ottenere l’osso corticale in modo facile e per niente invasivo. Questa operazione sarà indolore e non ci saranno conseguenze nulla post operazione.

Inoltre, una cosa molto importante da specificare, riguardo all’operazione è che nelle tecniche rigenerative è che utilizzare solo l’osso sintetico, in particolare se si parla di difetti più gravi, non è sufficiente per ricreare un osso vitale. Tranne che nell’intervento di rialzo di seno mascellare.

Quando utilizzare la lamina corticale?

Le persone che portano uno scheletrato o una dentiera per esempio per periodi molto lunghi, hanno un osso che potrebbe essere assottigliato per quanto riguarda spessore. Inoltre talvolta potrebbe anche esserci una perdita ossea in altezza.

Solitamente però le perdite ossee si notano maggiormente in pazienti che hanno avuto impianti con perimplantite e rimossi in seguito.

Gli impianti corti che sono stati posizionati tramite una chirurgia guidata dinamica e la split crest però rimangono degli interventi di prima scelta in atrofie ossee avanzate.

Ma purtroppo esistono delle situazioni dentali ossee in cui nemmeno questi tipi di interventi sono sufficienti per recuperare il problema, ad esempio possiamo citare:

  • Insufficienza ossea per il posizionamento di impianti (nemmeno con la chirurgia guidata dinamica);
  • In zona estetica, un’atrofia verticale;
  • Cresta sottile non recuperabile nemmeno attraverso la tecnica split crest.

Quando capitano questi tre tipi di situazione, l’unica soluzione possibile è ricostruire l’osso e la gengiva.

Inoltre queste tecniche di rigenerazione ossea hanno avuto una grande evoluzione negli ultimi dieci anni.

Ad oggi, possiamo affermare che queste tecniche possono ricreare l’osso del dente in modo molto simile a quello originale del paziente.

Nonostante siano comunque delle tecniche complesse e dipendono molto dalla capacità del chirurgo.

Lamina corticale: la chirurgia dinamica

Una delle soluzioni che vanno a pari passo con la lamina corticale è la chirurgia dinamica. Un sistema preciso e impeccabile ad esempio per l’inserimento di impianti in situazioni gravi di perdita ossea.

Un metodo innovativo che consente di pianificare in modo preciso l’inserimento implantare.

  • Utilizzato per problematiche difficili;
  • Quando serve evitare un’incisione chirurgica;
  • Per pianificare l’inserimento dell’impianto in modo perfetto;
  • Per poter lavorare al meglio.

Inoltre riduce in modo drastico:

  • Traumi
  • Sanguinamento
  • Possibili errori

Si divide in 3 fasi:

Prima fase: Realizzazione in studio con un apparecchio 3D.
Seconda fase: Pianificazione Implantare
Una volta ultimata la pianificazione, si può procedere direttamente alla fase chirurgica.
Terza fase: Intervento chirurgico

Durante l’intervento il paziente indosserà lo stent radiologico usato per la una scansione accurata. Su di esso si inseriscono due detettori, uno di essi viene inserito sul motore che servirà per inserire gli impianti. Essi consentiranno di rilevare costantemente la fresa e la cresta ossea del paziente.

Lamina corticale: lo split crest

Ora parliamo della tecnica chirurgica per il recupero dell’osso mandibolare o mascellare che sia.

Cos’è?

Come già citato, lo split crest è una tecnica chirurgica utilizzata per aumentare l’osso mandibolare o mascellare perché troppo sottili per permettere l’inserimento degli impianti dentali. L’osso così assottigliato viene chiamato cresta ossea a lama.

Come viene fatta questa operazione?

Viene prima di tutto eseguita un’incisione sopra la gengiva del paziente, parallela all’andamento dei denti e attraverso un’apposita lama specifica (il piezoelettrico).
Il secondo passaggio è quello di separare l’osso crestale in due parti sottili.
Infine queste due parti verranno allargate creando uno spazio verticale per permettererà l’inserimento di sostituti ossei e/o di impianti dentali.

L’atrofia ossea

Il motivo principale per ricorrere a una lamina corticale è se c’è un’atrofia ossea. Essa è la perdita di osso dovuto ad un riassorbimento.

In odontoiatria è causata dalla perdita dei denti e dalla scomparsa dell’osso alveolare che ha la funzione di trattenere i denti nelle arcate. Quando si perdono i denti sussegue la scomparsa dell’osso alveolare e in fine l’atrofia ossea. Essa si può verificare sia per la mancanza di un solo dente fino ad arrivare a forme più gravi, quando il paziente diventa edentulo.

L’atrofia ossea si sviluppa solitamente durante la terza età, alcune cause sono le seguenti:
  • Carie non trattata;
  • Malattia parodontale;
  • Perdita di denti;
  • Una dieta errata. Molti pazienti di età avanzata preferiscono cibi morbidi e facilmente masticabili a cibi come frutta e verdura fresca;
  • Cancro orale e tumori della bocca. Solitamente diagnosticati intorno ai 60 anni di età;
  • Malattie croniche che comportano l’utilizzo di determinati tipi di farmaci. Questi seccano le fauci causando problemi come l’atrofia. Il flusso ridotto di saliva aumenta il rischio di malattie della cavità orale e compromettono la struttura ossea.

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Riassorbimento osseo alveolare

L’osso alveolare è l’osso della mascella che contiene e/o riveste gli alveoli dei denti.

Che tipo di osso è?

È sicuramente un osso sottile e compatto. Possiede inoltre diverse piccole perforazioni, attraverso le quali passano vasi sanguigni, nervi e vasi linfatici.
È molto importante mantenere questo osso sano per una corretta salute dentale e anche per garantire qualsiasi trattamento di riabilitazione orale.
La perdita dell’osso alveolare può avvenire o essere causata da diversi fattori e/o patologie. Le abbiamo elencate in seguito, andiamo a scoprile.

Riassorbimento osseo alveolare: cause

L’osso alveolare, è quell’osso che sostiene la nostra dentatura. A differenza delle altre ossa del nostro sistema scheletrico e dentale ha delle caratteristiche più rilevanti, ad esempio la sua capacità di trasformarsi o di cambiare.

La sua funzione è sicuramente essenziale, dato che il suo scopo principale è quello di mantenere i denti nell’osso della mascella.Inoltre esso risponde alle sollecitazioni esercitate sul dente.
Con la perdita di denti che si può sviluppare o derivare da cause naturali o accidentali, l’osso alveolare non svolge più questa funzione e inizia ad essere riassorbito o perso nel tempo.

 

Quali sono le cause principali che portano alla perdita di quest’osso?

  • Malattia parodontale o piorrea e gengivite;
  • Trauma occlusale;
  • Problemi con la mucosa orale;
  • Estrazione dentale;
  • Osteporosi;
  • Invecchiamento;
  • Malattie sistemiche.

 

Tutte queste cause possono contribuire e accelerare il riassorbimento dell’osso alveolare, con i possibili problemi che questo comporta per il paziente.

Per evitare che ciò accada, la soluzione più efficace è quella di sostituire i denti mancanti con degli impianti. Evitando quel vuoto che determina poi la caduta di altri denti e provoca l’atrofia ossea.

Riassorbimento osseo alveolare: la classifica dei difetti

È stata creata una lista divisa in classi, tenendo conto della gravità delle situazioni:

  • Classe 1: perdita di tessuto in direzione labiale-linguale (larghezza), senza perdita in direzione apico-coronale (altezza).
  • Classe 2: perdita di tessuto in direzione apico-coronale (altezza), senza perdita di tessuto in direzione labiale-linguale (larghezza).
  • Infine classe 3: Insieme delle due classi precedenti; ovvero la perdita di tessuto in direzione labbro-linguale e apico-coronale (altezza e larghezza).

A loro volta si dividono in:

  • Perdita lieve: meno di 3 mm di perdita ossea
  • Perdita moderata: compresa tra i 3 e i 6 mm di perdita ossea
  • Infine perdita grave: perdita ossea superiore a 6 mm

Il difetto presente nella terza classe, è il più difficile da trattare a causa della perdita di tessuto in altezza e larghezza.

Invece quello presente nella classe numero uno è il più facile da trattare.
Attualmente esistono diverse procedure che possono riportare il danno alla sua larghezza persa.

I difetti della seconda classe, dove c’è solo perdita di altezza, sono i meno comuni, poiché si verificano la maggior parte delle volte in combinazione con la perdita di tessuto in larghezza.

Come riavere il sorriso

Nel caso in cui il danno si sia dilagato in modo esagerato e abbia sviluppato appunto la caduta dei denti, ci sono due opzioni disponibili, sono le seguenti:

  • Rigenerazione ossea o innesto osseo: questa è sicuramente una procedura lunga e inoltre il risultato non è nemmeno garantito. Infatti dovrebbe essere l’ultima delle opzioni da prendere in considerazione. Richiede infatti un impegno e tempi più ampi.
  • impianto: la seconda soluzione che troviamo sul mercato è l’impianto.
    Sempre applicabile. Inoltre viene creato su misura per ogni paziente. Si inserisce con tempi molto più brevi rispetto all’opzione precedente. È l’opzione migliore che una persona possa scegliere in questi casi.

Come prevenire il riassorbimento osseo alveolare

Il trattamento più preciso e indicato per la prevenzione della perdita dell’osso alveolare o il suo riassorbimento è la riabilitazione immediata dopo la perdita o l’estrazione di un dente mediante l’inserimento di un impianto dentale.

Sicuramente ci sono altri trattamenti di riabilitazione orale oltre agli impianti.
Ad esempio possiamo citare protesi fisse e rimovibili o ponti.

Le protesi rimovibili, come quelle complete o scheletriche, non prevengono né fermano la perdita ossea alveolare.

Normalmente, l’osso alveolare è preservato da diversi meccanismi naturali di auto-guarigione e rinnovamento.
Tuttavia, dopo la perdita di un dente, l’osso inizia un processo di riassorbimento, perdendo spessore e altezza, con una media del 40-60% nei primi due anni circa, per poi proseguire nel tempo.

Il riassorbimento osseo può portare a cambiamenti funzionali, estetici e morfologici, motivo per cui è molto importante riabilitare uno spazio dopo la perdita dei denti.

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Rimuovere un impianto dentale

Gli impianti dentali hanno fatto molta strada negli ultimi decenni e possono essere considerati il metodo più sano, di alta qualità e più realistico per togliere e sostituire i denti persi o rovinati.

Se vengono curati in modo corretto, possono durare per il resto della tua vita. Il fallimento di un impianto dentale può dipendere da diversi fattori. Molti dei quali sono sotto il tuo controllo.

Questo fallimento è molto raro, ma può accadere. Allora come puoi evitarlo? Ecco cosa devi sapere.

Rimuovere un impianto dentale: sintomi

Esistono molti sintomi che ti possono portare a pensare che il tuo impianto dentale stia fallendo. Un sintomo sicuramente molto chiaro è se inizi a sentire dolore o disagio dentro o intorno ai tuoi impianti dentali. Se le tue gengive sono gonfie o infiammate, o se il tuo impianto inizia ad allentarsi. Anche le cause possono essere diverse. Per più motivi, la più comune è l’infezione e la perdita ossea.

La perimplantite è un tipo di infezione che si forma intorno all’impianto e all’interno delle gengive (in seguito la tratteremo nello specifico).

Essa avviene quando non si ha una corretta igiene orale. Nello specifico quando si ha un impianto dentale bisogna prestare una maggiore attenzione, altrimenti si arriva a una perdita ossea e un fallimento dell’impianto.

Inoltre è anche possibile che l’impianto non si stabilisca alla perfezione con l’osso mascellare esistente. Ciò succede in pazienti con bassa densità ossea o in pazienti che subiscono un trauma dentale dopo l’istallazione dell’impianto.

I trattamenti

Ora invece parliamo del trattamento per il fallimento degli impianti. Esso dipende in base a quale motivo è fallito.

Nel caso in cui un’infezione gengivale (la perimplantite) porta al fallimento dell’impianto, il trattamento sarà una pulizia di esso e una migliore igiene orale futura. Se viene trattata in modo rapida, può avere risposte molto positive e sparire in poco tempo.

In caso di danno o stress sull’osso intorno all’impianto, può essere necessario un innesto osseo.  Gli impianti dentali possono essere inseriti solo se l’osso lo permette, infatti ci deve essere una giusta intensità ossea.

Se invece il problema è la perdita dell’osso mascellare o il danno osseo, il trattamento comporterà un innesto osseo.

Rimuovere un impianto dentale: cura e manutenzione

Come possiamo fare per prevenire un fallimento dell’impianto dentale?

Il pensiero che esso possa fallire, ci può spaventare.  C’è una buona notizia però, la prevenzione del fallimento dell’impianto è molto facile.

Il modo migliore per mantenerlo sano e senza possibili problemi futuri è praticare una corretta igiene orale. Spazzola i denti con spazzolino a setole morbide e usa il filo interdentale almeno due volte al giorno e usa un collutorio antibatterico senza alcool.

Un altro aspetto molto importante è sapere mantenere una buona alimentazione. Fai alcuni cambiamenti, ad esempio evita le caramelle dure e altri cibi che sono ruvidi per i tuoi denti.

Ti consigliamo inoltre di andare dal tuo dentista ogni tre o sei mesi, per fermare ogni tipo di problema in caso ci fosse in atto qualcosa

Da cosa dipende la difficoltà della rimozione di un impianto dentale?

Il fattore che determina in primo luogo la difficoltà alta o bassa che sia della rimozione di un impianto è il luogo dove è posizionato.

Di solito, gli impianti localizzata nella parte bassa, nella mascella inferiore sono i più difficili da estrarre. Però capita che la difficoltà che si usa per l’estrazione dell’impianto nella parte inferiore, possa essere applicata anche in quella superiore.

Un altro fattore che determina la difficoltà è il tempo. Maggiore è il tempo passato dall’inserimento dell’impianto maggiore sarà la difficoltà.

In fine un ultimo elemento che può causare la rimozione di un impianto è la sua dimensione. Di solito quando un impianto è lungo e largo è più difficile da rimuovere.

Cos’è la perimplantite?

La perimplantite è una malattia infettiva che causa l’infiammazione della gengiva e della struttura ossea attorno a un impianto dentale.

Esiste l’infiammazione cronica che può portare alla perdita dell’osso. Può portare a un impianto allentato che alla fine potrebbe cadere.  Il rischio di infiammazione e perimplantite è molto più alto con gli impianti rispetto ai denti naturali, poiché gli attacchi dell’impianto sono più fragili.

Inoltre se gli impianti sono allentati intorno alle gengive, i batteri e le infezioni possono crescere e divulgarsi, portando a conseguenze come la perdita del tessuto osseo.

Sintomi di perimplantite:

Un impianto dentale infetto (perimplantite) può presentare i seguenti sintomi:

  • Sanguinamento o pus;
  • La febbre;
  • Dolore pulsante;
  • Rossore e gonfiore alle gengive;
  • Alito cattivo;
  • Difficoltà a masticare il cibo;
  • Impressione dell’impianto allentato.

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Infezione impianto dentale

Le infezioni degli impianti dentali sono in aumento. Delle ricerche testimoniano che circa la metà delle procedure di posizionamento si conclude con un’infezione.

Nello specifico questa infezione viene chiamata perimplantite ed essa non significa necessariamente che un impianto andrà perso. Sicuramente una diagnosi e un trattamento tempestivi possono salvare il restauro. Questa guida esplora i possibili fattori di rischio, i sintomi che dovresti cercare e i potenziali metodi di trattamento.

Infezione impianto dentale: quando si è a rischio 

Le cause più comuni di infezione dell’impianto sono:

  • una cattiva igiene orale;
  • il fumo di sigaretta;
  • malattie parodontali avute in precedenza.

Una volta che l’impianto dentale viene inserito all’interno della tua cavità orale, è molto importante mantenere una certa igiene orale. Se non spazzoli e non usi il filo interdentale tutti i giorni, potrai sviluppare batteri e funghi nella bocca.

Questi si dirigono gradualmente verso i tessuti molli e duri che circondano l’impianto. Inoltre queste infezioni portano a un susseguirsi di problemi. Ad esempio, i consumatori di tabacco hanno una maggiore concentrazione di un enzima chiamato arginasi.  Rendendo la saliva più acida, sviluppando così i batteri.

I fumatori sono più vulnerabili alle infezioni degli impianti dentali.

I pazienti che hanno avuto problemi di parodontite sono a rischio elevato.  Certamente deve essere trattato prima che possa aver luogo l’impianto.
Ricorda che le malattie delle gengive hanno la tendenza a ripresentarsi.  I problemi alle ossa della nostra cavità orale è più evidente in questi casi, determinando una maggiore incidenza di fallimento dell’impianto. I fattori di infezione sono sempre collegati a problemi o abitudini del paziente.

Infezione impianto dentale: i sintomi

  • gonfiore intorno all’impianto;
  • le gengive che tendono a cambiare colore;
  • sanguinamento dal luogo dell’impianto;
  • febbre;
  • dolore che non svanisce con l’uso di antidolorifici e farmaci.

In caso tu dovessi avvertire uno di questi sintomi, chiama immediatamente il tuo dentista.

È bene dire che il dolore è relativamente raro in combinazione con l’infezione dell’impianto. Ma se si presenta, di solito significa che il problema è grave.
Altre cause di preoccupazione sono simili al rialzo del seno mascellare e ai sintomi di infezione da innesto osseo.

Inoltre, i sintomi di infezione da impianto dentale includono anche un’ampia graduale perdita del proprio tessuto osseo nell’area interessata.  Questo tipo di problema però, può essere diagnosticato solo da un professionista come un dentista o un paradontologo.

Infezione impianto dentale: le fasi

Il processo di infezione dentale è divisa in due fasi.
La prima fase è prende il nome di mucosite perimplantare. Ed essa se non viene trattata, tenderà ad aggravarsi sviluppando la seconda fase che prende il nome di perimplantite.

Entrambi si sviluppano tutte e due allo stesso con le malattie gengivali, ma possono svilupparsi più rapidamente.

Perché accade? Questo accade perché l’attacco di un impianto è meno durevole di quello di un dente naturale.

I segni si possono sviluppare anche anni dopo aver inserito l’impianto.

Pulizia e chirurgia

Le sacche mucose poco profonde verranno pulite con ultrasuoni. La procedura si svolge con le onde ad alta frequenza che aiuteranno il dentista a rimuovere il materiale contaminato attorno all’impianto.

Se invece queste sacche mucose sono più profonde di 5 mm, il dentista opterà per l’utilizzo di una tazza di gomma e una pasta, per lucidarle e l’utilizzo del filo interdentale meccanico. Ovviamente in questo caso, gli strumenti andranno più in profondità.

Passiamo alla chirurgia… viene generalmente eseguita quando l’asta è posizionata in un sito non estetico. Le gengive verranno aperte e in seguito ribaltate per consentire un migliore accesso all’area contaminata. Viene eseguita una pulizia meccanica, spesso in combinazione con antisettici. Questa procedura viene definita con il filo interdentale meccanico.

Questa opzione comporta possibili complicazioni.  Ad esempio l’esposizione delle membrane porose può portare a ulteriori infezioni, soprattutto durante la guarigione. Se gli altri trattamenti falliscono si prenderà in considerazione la chirurgia.

Le cure mediche

Il dentista esaminerà le condizioni parodontali dei denti rimanenti.  E in base a quanto si nota, determinerà se somministrare antibiotici a livello locale o sistemico.

Se la perimplantite è l’unico problema presente nella cavità orale, verranno dati degli antibiotici locali, per alcuni giorni. Se l’infezione è generalizzata a un’area più ampia della bocca, gli antibiotici potrebbero essere somministrati per via sistemica.  Ciò può accadere anche quando si soffre allo stesso tempo di parodontite.

Inoltre potrebbe essere necessario ripetere il trattamento antibiotico entro poche settimane o mesi.

La rimozione

In caso la mucosite perimplantare si è sviluppata nella sua forma più aggressiva, ovvero la perimplantite e una quantità significativa di osso è andata persa, potrebbe essere necessario rimuovere l’impianto.  Questo può essere fatto con uno strumento chirurgico chiamato trapano.

Il tuo dentista sceglierà però se far sviluppare il problema e rimuovere in seguito l’impianto con una pinza. solo quando ci sono meno di 3 millimetri di osso si può prendere questa decisione. Alcuni pazienti possono pensare di rifare un nuovo impianto dopo l’innesto osseo e diversi mesi di guarigione.

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Impianto zigomatico rischi e controindicazioni

Gli impianti zigomatici sono quelli che andranno ad aiutare il paziente in determinati casi, come ad esempio la mancanza di struttura ossea della mascella. Questo genere di perdita avviene nel momento in cui si creano delle complicazioni nel cavo orale di una persona.

Il problema principale è quando una persona resta tanto tempo senza denti. Questo può verificarsi per l’età, malattie paradontali, l’utilizzo di protesi etc.

In pratica, la mancanza del dente non crea stimolazione così facendo, l’osso si riassorbe col tempo. Quindi, quando non c’è spazio per posizionare gli impianti dentali convenzionali, vengono scelti quelli zigomatici.  Successivamente, spiegheremo l’impianto zigomatico con rischi e controindicazioni che questo tipo di intervento può comportare e quando non vanno assolutamente inseriti.

Impianto zigomatico rischi e controindicazioni: quali sono?

I possibili problemi o complicazioni che possono causare gli impianti zigomatici sono principalmente legati all’infiammazione, il sanguinamento e infine il dolore ma in modo moderato durante le prime ore.

Inoltre, potrebbero esserci complicazioni come:

  • Parestesia del nervo zigomatico;
  • Perimplantite;
  • Infezione postoperatoria.

E invece per quanto riguarda le controindicazioni, possiamo affermare che gli impianti zigomatici non sono raccomandati per:

CUORE:

  •  Malattia del cuore;
  • Infarto recente;
  • Grave insufficienza cardiaca, cardiomiopatie.

VARIE:

  • Cancro in evoluzione, alcune malattie delle ossa;
  • Alcune malattie immunologiche, trattamenti immunosoppressivi, AIDS dichiarato, trapianto d’organo in attesa;
  • Alcune malattie psichiatriche.

ETÀ:

  • Non prima della fine della crescita delle ossa mascellari (quindi fino i 18 anni);
  • Al contrario in età avanzata, se non si presentano complicazioni come quelle citate precedentemente si può agire senza problemi.

INOLTRE È SCONSIGLIATO ANCHE PER:

  • Chi soffre di diabete (soprattutto insulino-dipendente);
  • Chi consuma alcol e tabacco in modo eccessivo;
  • Alcune malattie psichiatriche;
  • Gravidanza.

INVECE LE CONTROINDICAZIONI LOCALI SONO:

  • Una quantità di osso insufficiente;
  • Alcune malattie del rivestimento della bocca;
  • Malattia parodontale (allentamento), le gengive devono essere prima pulite e la malattia stabilizzata;
  • Bruxismo;
  • Un rapporto di occlusione sbilanciato (tra i denti superiori e inferiori);
  • Scarsa igiene della bocca e dei denti.

 

LE COMPLICAZIONI (in caso di chirurgia orale o impianti) POSSONO ESSERE GRAVI.

Impianto zigomatico: i rischi immediati

Anestetico: sebbene è molto rara, è sempre meglio tenerla in considerazione. Tuttavia, questo tipo di anestesia è molto comune e spesso i soggetti “a rischio” sono già noti.
Infezioni: l’infezione post-operatoria anche questa molto rara.
È un ascesso adiacente o un’infezione dei tessuti molli intorno all’osso mascellare o un’infezione dei seni (sinusite). Infatti per evitare questo tipo di problema solitamente viene prescritta una terapia antibiotica.
Problemi di sangue: in ogni operazione; anche nelle operazioni orali potrebbero esserci delle emorragie o degli ematomi.
Però non è grave nella stragrande maggioranza dei casi.

Problemi di nervi (lesioni): invece per quanto riguarda i nervi, a livello della mandibola è presente il nervo sensoriale del labbro e il mento che viaggia nell’osso (tra premolari e molari).
Questo è il motivo per cui è necessario uno scanner per posizionarlo in modo adeguato.
Capita però, in casi molto rari che il nervo venga colpito durante l’operazione. Potrebbe essere un problema di errore tecnico, scarso apprezzamento dello scanner, paziente in movimento ecc.
Ciò si traduce in una ridotta sensibilità del labbro e del mento (non paralisi). Di solito, con un trattamento adeguato, questi disturbi sono reversibili.
Eccezionalmente, potrebbe esserci anche una lesione del nervo linguale che provoca l’anestesia del bordo della lingua.

I rischi tardivi

Rigetto: Ovvero una non integrazione dell’impianto.  Si manifesta nelle settimane o nei mesi successivi all’inserimento dello stesso.
Il materiale che si utilizza negli impianti zigomatici è il titanio puro, inoltre utilizzato anche per la chirurgia ortopedica, ad esempio per protesi dell’anca e quant’altro. È molto ben tollerato dall’organismo e finora non sono state segnalate reazioni di rigetto o allergia. In caso raro di rigetto, le cellule ossee non hanno aderito all’impianto ed esso non è quindi “saldato” all’osso, sarà necessario rimuovere l’impianto. Questo è il motivo per cui generalmente aspettiamo dai 2 ai 6 mesi prima di realizzare la protesi definitiva sull’impianto.
Inoltre per conservare al meglio l’impianto, bisognerebbe mantenere un’ottima igiene orale e dimezzare il consumo del tabacco in caso di fumatore.

 Oppure esiste un fallimento tardivo che si può creare dopo un anno o più dal posizionamento dell’impianto.
Può essere dovuto a fattori meccanici, all’allentamento dell’impianto (come per un dente naturale), a una mancanza di igiene o ad una cattiva condizione generale.

E cosa comporta? In primo luogo la perdita dell’impianto, che non regge più oppure più raramente una frattura di esso. Si raccomanda infatti di mantenere sempre un’ottima igiene orale e di mantenere regolari visite di controllo.

A livello globale, questo riguarda il 5% degli impianti inseriti. Il 100% di successo non esiste per i trattamenti implantari. Tuttavia, se possibile, un impianto può essere riposizionato nello stesso sito alcune settimane o mesi dopo, e in molti casi questo secondo tentativo ha successo.

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Patologie delle mucosi orali

La salute della tua mucosa orale è fondamentale, deve essere presente il controllo di essa nella tua routine di visita odontoiatrica.
Il riconoscimento di lesioni di varia natura è fondamentale per capire fin da subito quale cura, trattamento e terapia chirurgica e\o farmacologica associare al tuo malessere.
In caso di ritardo della diagnosi, questo può causare un problema medico-legale al dentista e un problema clinico per il paziente. Il presente articolo tratterà in modo specifico alcune delle malattie più comuni pericolose o meno della mucosa orale.

Patologie delle mucosi orali: herpes

Cos’è?

L’herpes deriva dal virus dell’herpes simplex (HSV). Provoca la formazione di piaghe o vesciche dentro o intorno alla bocca o ai genitali, così come altri sintomi.
Esistono due tipi di HSV:

  • L’HSV-1 causa l’herpes orale, che di solito colpisce la bocca e la pelle circostante.
  • L’HSV-2 causa l’herpes genitale, che di solito viene trasmesso sessualmente.

In questo paragrafo descriviamo l’herpes orale.

Sintomi

Ciò accade quando per la prima volta l’infezione entra in circolo.

  • piaghe e vesciche
  • dolore e prurito
  • linfonodi ingrossati
  • febbre
  • stanchezza e una sensazione generale di malessere

Nella maggior parte dei casi, le lesioni guariscono senza lasciare cicatrici.

Trattamento

Potresti utilizzare metodi casalinghi e non:

  • Casalingo: tampona l’amido di mais sulla zona interessata
  • Casalingo: applicare il gel di aloe vera sulle piaghe
  • Non casalingo: usa antidolorifici, come paracetamolo o ibuprofene.

Patologie delle mucosi orali: lingua fissurata

Cos’è?

La lingua fissurata è una patologia dove potresti ritrovare dei piccoli solchi sulla superficie dorsale (superiore) della lingua.

Cause

Alcuni ritengono che la lingua screpolata sia solo una variazione del normale.

Inoltre le cause possono essere diverse.

Ad esempio, Il fatto che la tua lingua sia spaccata può essere causato dal fatto che non bevi abbastanza, quindi disidratazione. Oppure potresti avere un importante carenza di ferro.
Un altro sintomo è il mughetto orale. A volte, in casi più estremi si potrebbe verificare la lingua fissurata per malattie più gravi. Ad esempio il diabete. Inoltre la lingua fessurata e la lingua geografica possono verificarsi insieme e alcuni ritengono che queste due condizioni siano correlate.

Trattamento

La lingua fessurata è una condizione innocua di solito senza sintomi associati.
Quindi di solito non c’è bisogno di un particolare trattamento.
Un consiglio importante però è quello di mantenere viva la tua igiene orale compresa la spazzolatura della superficie superiore della lingua per rimuovere eventuali residui di cibo dalle fessure.
La pulizia della lingua ti potrà aiutare a prevenire l’irritazione e il possibile alitosi.
Non utilizzare solo uno spazzolino da denti normale, chiedi in farmacia un dispositivo per la pulizia della tua lingua.

Patologie delle mucosi orali: lingua a cartina geografica

Cos’è?

La lingua geografica è una condizione infiammatoria ma innocua che colpisce la superficie della lingua. Potrai notare su di essa delle piccole sporgenze rosse e bianche.
Non è un particolare campanello d’allarme questa patologia, può essere causata anche da una sensibilità particolare a diversi tipi di cibi: spezie, dolci, sale, etc.

Sintomi

  • Macchie (lesioni) lisce, rosse sulla parte superiore o laterale della lingua
  • Cambiamenti frequenti nella posizione, dimensione e forma delle lesioni
  • Dolore o sensazione di bruciore in alcuni casi, molto spesso legati al consumo di cibi piccanti o acidi

Molte persone con la lingua geografica non hanno sintomi. La lingua geografica può durare qualche giorno o anni, andare via e sparire o ritornare.

Trattamento

In questo caso non ci sono trattamenti, il problema si risolve da solo. Un consiglio è quello di evitare cibi particolarmente speziati, piccanti o salati.

Fessura di Stillman

Cos’è?
La fessura di Stillman è un difetto mucogengivale di forma triangolare che possiamo ritrovare sulle gengive.

È una manifestazione patologica che si estende dall’attaccatura gengivale vicino a dente e si può estendere, ha diverse caratteristiche. E’ stata descritta dallo stesso Stillman come una recessione conseguente a trauma occlusale, ma ad oggi non esistono ancora studi che hanno accertato la teoria.

Sintomi e cause

Inoltre sono stati associati diversi sintomi possibili che sono, in primo luogo l’infiammazione della zona interessata e l’abbassamento gengivale. Una causa è proprio il trauma da spazzolamento che può arrossare o abbassare le gengive oppure un utilizzo scorretto del fino interdentale.  Una seconda causa è legata a fattori cronici in grado di ulcerare l’epitelio in seguito creando un difetto non indifferente di forma triangolare sulla gengiva.

 Trattamento

Il trattamento in questo caso è chirurgico. Si tratta di un vero e proprio intervento chirurgico plastico gengivale nello specifico. Consisterà nel portare la gengiva che si è abbassata al suo stato originario.

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Storia della dentiera

Al giorno d’oggi, possiamo definire che sia molto facile sostituire un dente mancante o crearne dei nuovi per qualsiasi motivo insomma. Esistono diversi tipi di sostituzione dei tuoi denti, dai ponti, agli impianti, alle protesi e quant’altro. Infatti esistono molte opzioni per migliorare ciò che non ritieni perfetto del tuo sorriso.
Ma fino a pochi anni fa questi desideri non erano realizzabili.
Diciamo che negli anni precedenti, le persone si trovavano in grande difficoltà al momento della sostituzione dei denti. Bisognava ricorrere a misure esterne.
Continua a leggere il nostro articolo e in pochi passaggi conoscerai questa affascinante e particolare storia della dentiera e alcuni dei materiali unici che le persone hanno utilizzato per sostituire i loro denti nell’arco degli anni.

Storia della dentiera: la prima protesi

Se si parla di storia, i primi ad utilizzare delle protesi dentarie e a integrarle nella vita quotidiana furono gli antichi egizi. Avvenne la prima protesi nel 1.500 a.C.
Esse venivano fatte con dei denti umani e poi messe insieme con fili d’oro. In seguito agli egizi, arriviamo noi italiani con nuove protesi dentali, nel 700 a.C. per l’esattezza.
Gli italiani infatti utilizzarono i denti degli animali per la sostituzione dei propri. Inoltre questo metodo era utilizzato anche delle tribù degli indigeni nel Messico. In particolare in queste tribù era norma utilizzare i denti del lupo per rimpiazzare i propri. Il dente veniva semplicemente inserito in quello spazio in cui una volta si trovava il dente naturale.
Invece gli antichi Maya, erano molto creativi sotto questo aspetto, tanto che sostituivano lo spazio mancante con pietre scolpite, pezzi di ossa o persino conchiglie.
Comunque anche il processo con cui inserivano il materiale era molto azzeccato. Perché questi materiali li avrebbero fusi con l’osso mascellare del paziente e si otteneva una correzione permanente.

George Washington e le protesi in legno

Ora parliamo di un personaggio statunitense molto famoso: George Washington, probabilmente se conosci il personaggio avrai sicuramente sentito parlare di denti di legno. Iniziò a perdere i denti molto giovane e all’età di 24 anni non ne possedeva già più. Contrariamente al mito popolare che si è sparso col tempo,  in realtà George Washington non indossava protesi in legno.
In realtà indossava protesi d’avorio fatte di zanne di ippopotamo. Inoltre in questo periodo storico erano famose anche altri tipi di protesi: fatti di zanne di tricheco, ippopotamo o elefante.  Vennero utilizzate fino all’inizio del 1800. Inoltre venne attribuito l’onore della scoperta delle prime protesi dentali in legno ai giapponesi. La prima persona che utilizzò una protesi dentale in legno fu una sacerdotessa che abitava nella provincia di Kii.  Grazie a lei questo stile di protesi venne utilizzata anche in seguito da molte persone, fino alla fine del diciannovesimo secolo.

Storia della dentiera: il 1800

Invece nel 1800, ci fu un boom nel consumo dello zucchero in Europa. Questo stile di vita ha fatto sì che le persone perdessero i loro denti molto giovani. Già a 50 anni la maggior parte della popolazione aveva problemi dentali. Questo, ha portato in seguito ad aver bisogno di un modo per sostituirli. In una morbosa svolta degli eventi, i denti dei soldati morti durante la battaglia di Waterloo vennero utilizzati come protesi dentali per le persone.
I denti venivano estratti dal cadavere e inseriti su una base d’avorio. Inoltre questo tipo di protesi era molto richiesta e proprio a causa di questa popolarità che ottennero ci furono dei problemi. Ovvero molti ladri, andavano a rubare i denti dei morti nelle tombe  e in seguito li vendevano. Capitava inoltre che le persone più povere si staccavano i denti e li vendevano per fare qualche soldo.
In fine a metà del 1800 venne utilizzata la porcellana, ma non tutti potevano permettersela quindi ci fu la sostituta che fu una protesi in gomma indurita. Utilizzata fino al ventesimo secolo. Fino a quando la resina acrilica non è diventata norma tutt’oggi.

L’inizio degli impianti dentali

Tutt’oggi un sostituto della protesi mobile è anche l’impianto dentale. Anche se le protesi sono ancora molto utilizzate, gli impianti dentali stanno diventando un modo preferito per sostituire un dente mancante.
Questo tipo di tecnologia iniziò intorno agli anni ’50. Quando un chirurgo ortopedico svedese vide che l’osso si sarebbe fuso con il titanio e così facendo si rese conto che questo legame era indistruttibile. Gli impianti dentali di oggi hanno fatto molta strada da allora, ma la tecnologia è sicuramente diversa dai metodi di sostituzione dei denti del passato.
Comunque sia è giusto ricordare che i denti in legno, avorio e quant’altro sono stati un grande passo per arrivare alla tecnologia attuale. È fondamentale prendersi cura dei propri denti, in modo da poterli mantenere naturali nei tuoi anni d’oro.

Cercando di capire quale è meglio, dipende dalle tue esigenze. Tuttavia, per durata, longevità e funzionalità, gli impianti sono l’opzione migliore.

Differenza tra ponte e impianto

Partiamo col dire che sicuramente per la maggior parte delle persone, perdere i denti può essere una brutta situazione esteticamente parlando. Ma per fortuna nel settore dentistico ci sono alcune opzioni che ti aiuteranno a per mantenere il tuo sorriso perfetto e intatto. Quindi le due opzioni più popolari sono sicuramente il ponte dentale e l’impianto. Scopriamo insieme la differenza tra ponte e impianto.

Ponte e impianto dentale possiamo definirle entrambe ottime soluzioni. Molte persone in Italia hanno un impianto dentale o un ponte e circa il 90% ne è soddisfatto.

La differenza principale tra di essi è che il ponte è più economico e eccellente per una sostituzione veloce. Invece l’impianto una volta inserito non avrai bisogno di spendere soldi in futuro. Per capire quale dei due sia meglio, devi guardare le tue esigenze. Tuttavia, per durata e funzionalità, gli impianti sono senza dubbio l’opzione migliore.

Cos’è un impianto dentale e perché sceglierlo

Ma che cos’è un impianto dentale?
In sintesi possiamo definirlo un dente finto progettato per la tua dentatura. Viene inserito con un perno in titanio, estirpando la radice morta. Questo perno trattiene il dente artificiale al suo posto. Nei casi degli impianti zigomatici, l’impianto è innestato direttamente nell’osso zigomatico. Ma quindi, perché scegliere un impianto dentale? L’impianto è la soluzione migliore se si dispone di una cavità che può essere riparata, il riempimento può salvare il dente naturale. Invece se la radice del dente è morta o comunque non è più salvabile anche la radice deve essere rimossa.
Dopo di ciò verrà inserito il dente artificiale che ti donerà l’estetica e la funzionalità richiesta.  È una soluzione permanente e solitamente le persone scelgono questa opzione.

Solitamente il costo di un dente impiantato varia dai 1.200 euro ai 3.000 euro.
Invece il prezzo di un’arcata parte dai  4.000 euro fino a un massimo di 30.000 euro.

Pro e contro dell’impianto

La scelta di molte persone è proprio l’impianto perché oltre a dare la sensazione di dente naturale hanno soprattutto dalla loro parte che sono duraturi. Gli impianti sono molto sicuri, però come in ogni operazione chirurgica ci sono possibili complicazioni. Un contro, uno svantaggio di questi impianti dentali è la spesa, non sono affatto economici come già citato nel paragrafo precedente. Perciò la soluzione migliore è parlare con un dentista e il tuo assicuratore prima di scegliere questa opzione per discutere dei costi.

Però nonostante costino così tanto è un acquisto che non dovrai più fare. Non dovrai più preoccuparti per tutta la vita di quel dente o quell’arcata sostituita.

Cos’è un ponte e perché sceglierlo

I ponti dentali sono un’altra possibilità utilizzata quando un dente naturale non può più essere recuperato. I ponti dentali offrono la funzione estetica di un impianto, sono più economici, ma non offrono gli stessi vantaggi di un impianto. I ponti non sono impiantati nelle gengive, come un impianto dentale ed è essenzialmente una corona che si adatta al resto della bocca e può durare per decenni con la dovuta cura.

Perché scegliere un ponte

I ponti sono un metodo veloce per la sostituzione dei denti. Sono costruiti per adattarsi tra due denti esistenti e mantenere il tuo sorriso più giovane che mai. Se non stai cercando un’opzione permanente e più funzionale e hai solo bisogno di una rapida sostituzione, questa potrebbe essere la strada da percorrere. Sebbene questa sia un’opzione molto popolare per le persone a cui manca un dente, è importante sapere che i ponti devono rimanere puliti e ben mantenuti per durare una notevole quantità di tempo.

Quanto costa un ponte?

I ponti sono più economici degli impianti, per il semplice motivo dello stesso lavoro dentale richiesto e degli interventi chirurgici aggiuntivi coinvolti in un impianto.

I ponti possono costare ovunque tra i 500 e i 1.200 euro.

Può sembrare un enorme vantaggio, ma potrebbero esserci più costi di manutenzione e future sostituzioni, su tutta la linea. E in termini di durata, i ponti non sono all’altezza degli impianti.

Differenza tra ponte e impianto

Ora conosciamo entrambe le soluzioni per la sostituzione dei nostri denti.

A più del 35% degli italiani manca almeno un dente e ben il 70% ha come soluzione il ponte dentale. Questi numeri sono alti ed è difficile non notare quanto sia più popolare il lavoro dei ponti rispetto agli impianti, ma ne vale la pena?

Cercando di capire quale è meglio, dipende dalle tue esigenze. Tuttavia, per durata, longevità e funzionalità, gli impianti sono l’opzione migliore.

Osso mascellare

L’osso mascellare è un osso che completa tutta la struttura ossea centrale della faccia. Quindi; il passaggio nasale, il palato duro, i seni mascellari sinistro e destro e le orbite dei denti superiori. È il secondo osso facciale più grande. Senza questo osso, ci è impossibile sia mangiare che parlare correttamente.
La mascella è composta da una parte principale confinante con nove ossa facciali e craniche. La posizione di questo osso è a metà faccia. Si posiziona da appena sotto la glabella, ovvero la parte della fronte che si trova tra gli occhi. Lungo entrambi i lati del naso e si unisce sotto la cavità nasale per formare la mascella superiore. Inoltre esso continua ad estendersi anche per un terzo delle guance.

Oltre a ciò è un osso abbastanza irregolare formato da due metà. È unito al centro da una linea verticale che va dal setto nasale fino tra i due denti anteriori centrali. Spesso queste due metà vengono considerate due ossa e a volte un osso solo. Siccome queste due ossa della mascella si fondono intorno all’età di due anni, entrambe le soluzioni sono corrette.

Osso mascellare: la parte anteriore

Se tu provi a guardare l’osso mascellare dalla parte anteriore, potresti appunto notare la presenza di due proiezioni verticali su entrambi i lati della cavità nasale. Dove entrambe si alzano e si uniscono all’osso frontale. Ogni proiezione di esso è chiamata processo frontale (destro o sinistro).
Ogni processo frontale ha un piccolo solco dove possiamo trovare il margine inferiore dell’orbita oculare.  Se ci spostiamo verso il lato destro e sinistro del nostro osso mascellare, proseguirà con l’osso dello zigomo. Inoltre nel margine infraorbitario è presente il muscolo elevatore che solleva il labbro superiore.
Infine troviamo il bordo superiore dell’osso mascellare, esso è corto e si unisce all’osso frontale del cranio potendo così iniziare allo stesso livello delle palpebre superiori.

La parte posteriore

Invece provando a guardare la parte posteriore del nostro osso mascellare notiamo subito che essa è un po’ più complessa. Infatti già da subito citando i bordi delle ossa, vediamo che sono più profondi e sono difficili da visualizzare quando guardi il tuo viso allo specchio, per esempio.
Guardando lateralmente l’osso mascellare si può vedere il punto in cui le ossa lacrimali si uniscono con la superficie posteriore dell’osso mascellare. Questo confine conduce a un solco concavo che scorre lungo la cavità nasale, creando in questo modo il canale lacrimale.
Inoltre affianco all’articolazione dell’osso lacrimale possiamo trovare ancora altri confini con le proiezioni orbitali delle ossa etmoidali e palatine. Queste proiezioni aiutano a formare la così complicata struttura delle orbite.
Come la superficie anteriore, anche la superficie posteriore vicino alla cavità oculare presenta la continuazione del margine infraorbitario. All’interno di ogni processo frontale ci sono punti di articolazione con le ossa nasali accoppiate che si trovano tra di loro.

Ossa mascellari: i processi

Esistono ben quattro processi dell’osso mascellare. In un momento come questo dove si spiegano i processi anatomici, è importante utilizzare i termini specifici e sottolineare “osso mascellare”.
Questo distingue l’osso di origine.

Anche perché ci si potrebbe confondere, siccome esistono ossa facciali e craniche che si uniscono con le stesse ossa e possono anche avere processi con nomi simili. Ad esempio, sia l’osso zigomatico che quello mascellare hanno processi frontali unendosi infatti con l’osso frontale.
Un singolo processo alveolare si trova nelle ossa della mascella superiore e inferiore. Questo è il motivo per cui è importante nominare l’osso di origine.

I quattro processi ossei mascellari sono:

  • Processo palatino dell’osso mascellare;
  • Processo zigomatico dell’osso mascellare;
  • Il Processo frontale dell’osso conosciuto anche come processo nasale;
  • Processo alveolare dell’osso.

Cosa succede in caso di frattura

Molto spesso capita che persone si fratturino l’osso dello zigomo o l’osso mascellare. Di solito sono causati da cadute, incidenti stradali o aggressioni violente (es. risse). Tra l’altro il 25% delle fratture facciali coinvolge l’osso mascellare e le fratture di quest’osso con spostamento possono essere pericolose per la vita. In base a come è grave la lesione della mascella il trattamento varia. Potrebbe anche richiedere un intervento di chirurgia, a seconda dell’estensione della lesione. In caso la lesione fosse minima può guarire da sola mentre la mascella è immobilizzata. Invece se sono presenti più fratture dell’osso mascellare o addirittura l’osso è spostato possono richiedere una riparazione chirurgica. Il medico cura la frattura e lo spostamento di essa (in caso è presente solo una lesione leggera) semplicemente avvolgendo una fasciatura intorno alla testa e sotto il mento per impedire di aprire la mascella. Farmaci antinfiammatori possono attenuare il dolore e il gonfiore. Quando la rottura è grave potrebbero servire fili e bande elastiche per tenere la dentatura in posizione. Recuperare la masticazione e la totale mobilità della dentatura richiederà un po’ di tempo. Per questo verrà prescritta una dieta liquida in questo periodo in cui non riuscirai a masticare cibi consistenti.

 

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