Chirurgia gengivale

Sicuramente usare lo spazzolino, il filo interdentale e fare delle visite di controllo regolari, consentirà ai tuoi denti di essere belli e forti. Ma un’igiene orale perfetta non è determinata solamente dai denti, ma anche dalle gengive, mantenerle sane infatti è molto importante. Specialmente per evitare un intervento di chirurgia gengivale in seguito

Infatti, fare degli esami orali, daranno la possibilità al tuo dentista di capire se è in circolo qualche malattia gengivale. In questo modo potrà fermarla in principio, prima che progredisca.

Come puoi ben capire, le visite dentistiche hanno un ruolo molto importante nella nostra salute dentale. Saltarle per troppo tempo, non fa assolutamente bene, perché potrai permettere alle malattie gengivali di progredire se non trattate. Ad esempio, potrebbero lasciarti con gengive infette o danneggiate che richiedono un intervento chirurgico.

Non preoccuparti, anche a mali estremi possiamo trovare una soluzione. Quali tipi di interventi gengivali possono essere svolti? Come procedono le operazioni? È doloroso? Scopriamo in seguito.

Chirurgia gengivale: quanti e quali tipi esistono?

  1. La riduzione della tasca
    In questo tipo di procedura, il chirurgo andrà a eliminare i batteri ripiegando la gengiva.  Lo specialista parodontologo, fissa il tessuto gengivale contro i denti, invece di lasciarlo ricrescere da solo.
  2. Rigenerazione
    Anche in questa procedura vengono tolti i batteri che causano malattie ripiegando la gengiva. In seguito si inseriranno degli innesti ossei, membrane o proteine ​​​​per stimolare i tessuti. Questo
    servirà per incoraggiare i tessuti gengivali a rigenerarsi e adattarsi perfettamente intorno ai denti di nuovo.
  3. Allungamento della corona
    Per quanto riguarda l’allungamento della corona, il chirurgo esperto rimuove una crescita eccessiva di tessuto gengivale dai denti. In questo modo sembreranno più lunghi. Questa procedura viene usata principalmente per una questione estetica.
  4. Innesto di tessuto molle
    In questa operazione il parodontologo, andrà a prelevare un campione di tessuto da un altro punto della bocca attaccandolo alle gengive. Servirà per sostituire il tessuto gengivale che si è ritirato o è stato rimosso a causa di malattie gengivali.  Anche questo processo potrebbe essere usato per questioni cosmetiche. Ma principalmente si usa per il trattamento delle malattie gengivali. Perché copre le aree in cui la radice viene esposta e migliora l’aspetto dei denti.

Come procede la chirurgia?

Prima dell’intervento
Per prima cosa, ti verrà somministrato un anestetico locale per intorpidire l’area. Inoltre, lo specialista pulirà i tuoi denti. Dovresti aspettarti che il tuo parodontologo si metta al corrente su eventuali farmaci e condizioni di salute croniche che potrebbero influire sull’intervento chirurgico.

Durante l’intervento
Il chirurgo andrà quindi a ripiegare le gengive per formare un lembo in modo da poter accedere al tessuto sotto le gengive. In seguito il tessuto infetto verrà rimosso. Procedendo con il ridimensionamento dei denti e la levigatura della radice. In questo modo rimuoverà la placca e i batteri sotto la linea gengivale.

 Dopo l’intervento
Al termine dell’intervento, il chirurgo metterà a posto le gengive usando dei punti. In alcuni casi i punti sono riassorbibili e quindi “cadono da soli”. Invece in altri è il dentista che dovrà rimuoverlo a circa 7-10 giorni dalla chirurgia.

Dolore e disagio

In caso il tuo dentista ti avesse indirizzato a un parodontologo, c’è la probabilità che tu ti chieda se un intervento chirurgico alle gengive possa causarti particolare dolore.

Beh, non esiste una risposta concreta in proposito, perché varia da persona a persona e dal tipo di procedura. Però in genere, c’è poco o addirittura nessun fastidio e dolore proprio come per un impianto dentale o zigomatico, questo grazie agli anestetici e agli antidolorifici.

Dopo l’intervento, la maggior parte delle persone ha solo un dolore da lieve a moderato. Ma potrà essere appunto gestito con antidolorifici da banco.  In seguito potrebbe verificarsi il gonfiore. In questo caso il chirurgo esperto ti fornirà informazioni più specifiche su come gestire qualsiasi dolore e gonfiore che potresti avere.

Alternativa alla chirurgia gengivale

Per alcuni casi, potresti essere il candidato perfetto per dei trattamenti alternativi diversi dai classici. Essi non richiedono per forza un intervento chirurgico alle gengive.

Per quanto riguarda le gengive che si ritirano, la tecnica del “stenopeico” per l’innesto gengivale. Usando uno strumento speciale per rilasciare il tessuto gengivale e spostarlo nella posizione corretta sui denti.  Una volta che le gengive sono a posto, vengono usate strisce di collagene per stabilizzare la posizione di esse. Incoraggiando il riadattamento del tessuto gengivale ai denti.

Oppure un’altra alternativa non chirurgica, è la procedura di nuovo attacco assistito dal laser (LANAP).

Questo metodo serve per trattare le tasche tra la gengiva e i denti. I quali possono raccogliere i batteri che causano malattie gengivali. Questo particolare tipo di laser, arriva ad eliminarli i batteri presenti nelle tasche e rimuove il tessuto malato. Aiutando le fibre di collagene delle gengive a riattaccarsi al dente.

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Le radiografie per un impianto

La fase pre-chirurgica è molto importante per quanto riguarda la riuscita e la percentuale di successo di un impianto. Infatti, il tuo dentista saprà come operare in base alla diagnosi che si sarà procurato con gli esami radiografici, fatti in precedenza all’impianto dentale.
Inoltre, è molto importante lo studio del singolo caso, perché consisterà nell’analisi della situazione generica del paziente. Potremmo definire la tua situazione tramite diversi tipi di radiografie. In base alla tua storia di salute orale precedente risalendo ad oggi. Questi esami saranno molto utili per avere al termine una riabilitazione perfetta dell’impianto.

Quali sono le radiografie che potrebbero essere utili?

  • Endorale;
  • Panoramica;
  • La TAC classica e a fascio conico.

Approfondiamo l’argomento in seguito.

Le radiografie per un impianto: endorale

Nel mezzo di una visita di controllo vi sarà capitato magari di aver sentito questo strano nome… radiografia endorale, ma di cosa stiamo parlando?

Si tratta di una radiografia in grado di offrire al dentista informazioni specifiche che riguardano una zona precisa, entro determinati limiti, della bocca del paziente.
Solitamente consente di prendere solo 2 denti al massimo. Le informazioni che si ottengono da questa radiografia riguardano la radice, la gengiva, il legamento parodontale e l’osso alveolare.

Per cosa viene usata questa radiografia?
Si usa per l’inserimento di uno o più impianti in zone dove la quantità di osso residuo è notevole, di conseguenza un intervento molto semplice. E poi verrà riutilizzata per i controlli dell’impianto.

Però potrebbe essere utilizzata anche per:

  • Bite-wing: indicata per verificare l’eventuale presenza di carie.
  • Radiografia endorale periapicale: per vedere la lunghezza del dente, quindi per valutare la condizione di un granuloma o di un ascesso dentale.
  • Radiografia endorale occlusale: permette di vedere 3/4 dell’arcata.

Le radiografie per un impianto: Panoramica

Cos’è una panoramica?
La classica panoramica dentale, sarebbe uno studio delle arcate dentarie superiori ed inferiori. Si svolge tramite un apparecchio, l’“ortopantomografo”.
Il paziente inoltre, durante questo tipo di radiografia, dovrà posizionarsi in piedi e rimanere assolutamente in mobile per qualche secondo. Il viso dovrà essere invece posizionato tra questo aggeggio e il piano sensibile. Così che possa percorre una rotazione di, appunto pochi secondi attorno al viso del paziente.

Ma a che cosa serve la panoramica?

Servirà al dentista per avere una situazione generale delle ossa e dei denti del paziente. In primo luogo, è un esame specifico per capire dove si inseriscono i denti del paziente. Perciò guardare con precisione le ossa mandibolari e mascellari. Inoltre, sarà anche possibile valutare le articolazioni temporo-mandibolari, ossia, le articolazioni che consentono l’apertura e la chiusura delle fauci.

Importante è però sapere che, non consentirà una situazione ben precisa dell’osso residuo.

La TAC classica e a fascio conico

Di che cosa stiamo parlando, che cos’è una TAC?

La TAC denti è lo studio di solo una oppure di entrambe le arcate dentaria , superiore e inferiore che ti permette di avere una situazione ben definita della cavità orale del paziente.
L’esame non durerà più di qualche minuto, ma il paziente dovrà rimanere assolutamente fermo con la testa. In questo modo potrà offrire la sua collaborazione al medico e terminare l’esame il più in fretta possibile.

Infatti, la TAC dei denti oppure nota anche come TAC dell’arcata dentaria, consentirà uno studio dell’osso mascellare e/o dell’osso mandibolare. Ha una precisione millimetrica, ed è proprio per questo motivo che se il paziente si muove, potrebbero andare a perdersi alcuni frammenti.

Per cosa viene usata la TAC dei denti?

Questo specifico e precisissimo esame, verrà eseguito principalmente per vedere il posizionamento dei denti. Inoltre, la TAC, al giorno d’oggi è molto più sviluppata e tecnologica, così da poter offrire immagini sensazionali della bocca del paziente. Prende il nome di TAC Cone-Beam, ovvero, a fascio conico.

Si tratta di un esame diagnostico molto accurato e preciso. Anche ovviamente questo tipo di TAC che si presenta è riservato allo studio di casi implantari più complessi. Ad esempio per quei pazienti che presentano un quantitativo di osso molto minimo. Proprio perché è minimo, il caso clinico andrà studiato in modo approfondito e tridimensionale. Così da poter offrire una diagnosi precisa al 100% della cavità orale. Comprendendo le strutture anatomiche, nervi, vasi e seni mascellari. Se non vengono studiati perfettamente prima dell’intervento di implantologia dentale, rischiano di essere tagliati o danneggiati durante l’operazione.

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Bruxismo e impianto dentale

Bruxismo e impianto dentale, possono convivere? Ogni anno molte persone si sottopongono a interventi per gli impianti dentali e zigomatici. Al giorno d’oggi, prendere questa soluzione è diventata la scelta più popolare e per una buona ragione.

Gli impianti dentali e zigomatici forniscono una soluzione permanente sia per uomini che per donne, sono in grado di consentire la riacquisizione delle proprie funzioni orali. Come si può ben capire, le dentiere o i ponti, limitavano di gran lunga il cibo che si poteva mangiare! Inoltre, richiedevano la rimozione per la pulizia quotidiana e spesso scivolavano intorno alla bocca.

Gli impianti dentali e zigomatici sono un’ottima soluzione per quasi tutte quelle persone che necessitano di sostituzione dei propri denti. Ma come funziona se soffri di bruxismo? Questa abitudine può causare il fallimento dell’impianto? 

Cos’è il bruxismo e perché si verifica

Il bruxismo innanzi tutto, è una condizione in cui le persone digrignano o stringono i denti. Solitamente accade durante la notte, bruxismo notturno, ma potrebbe capitare anche durante il giorno.

Per tutte quelle persone che soffrono di una grave forma di bruxismo, potrebbe essere necessario un intervento. Saprai se soffri di questa condizione nel momento in cui vedrai i denti consumati, sentirai dolore alla mascella, mal di testa ma nella zona delle tempie o aumento del dolore ai denti.

Inoltre, molti studi affermano che il buxismo può essere causato da diverse situazioni. I principali: stress, ansia, consumo di alcol, fumo, problemi di sonno, affaticamento, caffeina e russare.

Si pensa che fino a 1 persona su 10 digrigni i denti. E in genere questo si verifica di notte quando il malato dorme, quindi non sa nemmeno che lo sta facendo. Di solito è il partner del paziente che viene a conoscenza della condizione per primo, a causa del suono che emette.

La forza esercitata durante il bruxismo sono più forti rispetto a un classico morso, causando in seguito problemi di mascella e mandibola o mal di orecchi, ecc.

Bruxismo e impianto dentale: perché lo influenza?

Quando un dentista va a inserire l’impianto dentale, il successo dipenderà da come l’impianto si è fuso con l’osso della mascella. Questo processo non avviene rapidamente e occorrono diversi mesi per completare il processo di fusione.

Se soffri di bruxismo, i dentisti saranno in grado di assicurarsi prima di tutto che tu disponga di tessuto mandibolare adeguato per gestire la pressione aggiuntiva a cui saranno sottoposti i tuoi impianti. Se la risposta è no, non è presente abbastanza osso, allora si ricorrerà a una soluzione di innesto osseo o implantologia zigomatica.

Quando si saranno assicurati che la mandibola potrà sopportare la pressione allora verranno installati.

Per aiutarti a proteggere i tuoi impianti durante il sonno, specialmente durante la guarigione e la fusione con il tessuto della mascella, il dentista ti fornirà una protezione per morsi chiamato Bite, che si adatterà ai denti superiori o inferiori.

Il bite protegge i tuoi impianti dentali da una pressione esagerata, su qualsiasi punto e distribuendo la pressione in modo uniforme.

Come risolvere il problema del bruxismo?

Il bruxismo si cura con un apparecchio orale. Digrignare i denti non sarà in seguito un problema solo appunto dei denti ma prenderà in considerazione anche altre parti del corpo, come collo, spalle e testa.

Il tuo dentista ti darà il bite e così da poter proteggere meglio i tuoi denti. Questi dispositivi orali unici sono fabbricati usando materiali di altissima qualità e sono comodi da indossare per tutta la notte.

Servirà da barriera tra i denti, impedendo loro di entrare in contatto l’uno con l’altro e dando ai muscoli della mascella una pausa dal movimento di serraggio. In combinazione con il bite, è importante cercare modi per ridurre al minimo la causa del bruxismo, se possibile.

Se stai digrignando i denti a causa di un problema di disallineamento o di un trauma facciale, dovrai cercare subito un trattamento.  Invece se è causato da stress e ansia, dovrai trovare un modo per rilassarti.

Gli impianti dentali possono essere inseriti se si soffre di bruxismo?

Il tuo dentista ci terrà sicuramente al successo del tuo impianto dentale, anche e soprattutto tenendo presente il tuo bruxismo.  Si andrà a scegliere in primo luogo le viti in titanio.

Il filo giusto renderà disponibile più superficie per aiutare ad assorbire la pressione causata dalla macinazione e dal serraggio nei pazienti con bruxismo. Inoltre il dentista potrà scegliere di usare se necessario corone più strette da quelle comuni.

L’inserimento di corone più strette non è fatto a caso, ma potrà aiutare la distribuzione della forza del morso in modo più uniforme sulle viti in titanio. In questo modo quindi si ridurrà al minimo il rischio di fallimento dell’impianto.

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Consigli post-intervento di implantologia

Hai appena svolto un intervento di implantologia e non sai come affrontare il post operatorio? Abbiamo degli utili consigli post-intervento di implantologia.

Come per tutti gli interventi chirurgici, il periodo di convalescenza è importante per la guarigione corretta della nostra cavità orale. Quali sono quindi i migliori consigli per passare questo periodo delicato e molto importante per il nostro futuro sorriso?

Senza paura, le tecniche di implantologia attuali, limiteranno senza dubbio fin da subito il dolore, tagli e il sanguinamento. In ogni caso, sarà importante prendere delle precauzioni per concludere il lavoro chirurgico in modo perfetto. Vediamo insieme cosa bisogna fare, cosa evitare e cosa mangiare dopo un intervento di implantologia dentale.

Consiglio principale: il riposo assoluto post-operatorio

Il consiglio più importante che bisogna rispettare nel giorno dell’intervento è solo riposo e nessuno sforzo fisico. Nel giorno seguente, di solito i pazienti riprendono la loro quotidianità se questa però non comporta uno sforzo fisico di un certo livello.

A partire dal quarto giorno e il quinto, i pazienti a questo punto potranno riprendere anche eventuali attività sportive.

Per quanto riguarda il ritorno a casa dopo l’intervento, è consigliato farsi accompagnare o prendere un Taxi. Questo perché sarai in post anestesia, quindi dopo una sedazione cosciente è sconsigliato mettersi alla guida di autoveicoli.

Consigli post-intervento di implantologia: la dieta

Per quanto riguarda la dieta, mantieni il corpo idratato, perciò assumi molti liquidi.

Per evitare problemi all’impianto, per i primi giorni non assumere cibi e bevande troppo caldi.

Inoltre, è consigliato il primo giorno assumere liquidi o cibi frullati, ad esempio le zuppe, yogurt o frullati. Non usare la cannuccia per i liquidi nei primi giorni post intervento. Poi col tempo si può passare ai cibi un po’ più solidi fino a riprendere la normalità.

Non saltare i pasti!! Assumendo in modo regolare i nutrienti giornalieri, potrai iniziare a sentirti meglio fin da subito. Mangiare ti permetterà di avere più forze, sentendo meno disagio e guarendo più in fretta.

Il medico ti consigliera una dieta apposta per te, in particolare se soffri di patologie come potrebbe essere il diabete.

Consigli post-intervento di implantologia: il fumo

Fumare non solo è pericoloso per la cavità orale, come già sappiamo è un problema per l’intero organismo.

Inoltre il suo ruolo negativo è dimostrato da milioni di ricerche, per quanto riguarda la post operazione di un impianto dentale, infastidirà le ferite durante il processo di guarigione. È consigliato astenersi dal fumare almeno per il giorno dell’intervento.

Diversi studi hanno anche dimostrato gli effetti negativi del fumo sulla salute orale. Per esempio le persone dipendenti del fumo, hanno più probabilità di sviluppare problemi come la parodontite moderata e grave. Oppure potresti avere maggiori problemi di recessione gengivale rispetto ai non fumatori.

Ma questi sono alcuni esempi, tornando agli impianti dentali, si è visto che il fumo può compromettere senza alcun dubbio il loro successo.

I rischi sugli impianti sono:

  • Una precoce perdita di esso;
  • Complicazioni come la perimplantite e mucosite peri-impiantare;
  • Una maggiore perdita ossea.

Consigli post-intervento di implantologia: l’attività fisica

Al termine dell’intervento dovrai ridurre al minimo le attività fisiche. Considera il fatto che tu non starai assumendo un’alimentazione normale, i grandi sforzi non possono essere fatti.

Tieni presente che non stai assumendo un’alimentazione normale. Questo potrebbe limitare la tua forza. Oltre al fatto che piegare, sollevare e fare attività di un certo tipo sviluppa la fuoriuscita di sangue e il dolore. Infatti bisogna prestare attenzione nel passaggio dalla posizione sdraiata a quella in piedi.  Sentendo la testa leggera, eventuali capogiri e nausea.

Come minimo l’esercizio fisico è evitato per 3/4 giorni. È molto importante che i tuoi progressi di guarigione vadano per il meglio.

Cosa fare in caso di sanguinamento

Nel caso in cui dovesse iniziare a sanguinare la tua gengiva, non sciacquare con l’acqua, non ti favorirà in alcun modo la coagulazione del sangue. Quindi il miglior modo per bloccare il sanguinamento, è quello di realizzare un tampone con del cotone e della garza (procurateli prima dell’intervento, per eventuale prevenzione). Una volta creato il tampone, andrai a stringerlo attorno alle due arcate per almeno mezz’ora. Non dovrai né rimuoverlo né masticarlo.

In eventuale caso che il sanguinamento dovesse continuare, non notando dei miglioramenti contatta il tuo studio dentistico.

Mantenere l’igiene orale

Il giorno successivo all’intervento, sciacquare per qualche secondo la bocca con acqua tiepida e mezzo cucchiaio di sale. Continua con questa procedura per i 4 giorni successivi all’impianto, così da disinfettare al meglio le lesioni dell’intervento.

I denti dovranno mantenere la loro classica igiene orale, con un unico cambiamento: quello di trattare la parte operata in modo delicato.

  • Evitare l’uso dell’idropulsore o simili.
  • Evitare di sciacquare i denti con perossido di idrogeno per almeno due settimane dall’intervento.

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Impianti zigomatici e sinusite

In caso tu fossi una persona che soffre di grave atrofia ossea, ovvio che non potrai sottoporti a un intervento chirurgico di impianti dentali classici. Dovrai per forza ricorrere a soluzioni secondarie, come potrebbero essere appunto gli impianti zigomatici.
Ma se tu sai già di soffrire di sinusite con paranasali serrati oppure l’hai scoperto dopo la visita dentistica, ti sarà comunque possibile sottoporti a un intervento di impianti zigomatici?
La risposta breve e diretta è: Assolutamente non consigliato sottoporsi a un intervento di impianti zigomatici se si soffre di sinusite con paranasali chiusi.

Cosa sono i seni paranasali?
Si tratta di quattro paia di cavità che si creano durante i primi anni di vita e si trovano in continuità con le fosse nasali.
Sono costituiti dai:

  • Seni mascellari: si trovano al disopra del mascellare superiore ed al di sotto delle orbite, spesso in continuità con alcune radici dentarie.
  • Seni frontali: tra lo spessore dell’osso frontale al di sopra della radice del naso.
  • I seni sfenoidali: due cavità situate all’interno del corpo dello sfenoide.
  • Cellule etmoidali: occupano la parte superiore delle fosse nasali.

Cos’è la sinusite?

Si parla di sinusite quando si parla di seni paranasali. La sinusite sarebbe un processo infiammatorio che si suddivide in cronico e acuto.

In caso di sinusite, il muco all’interno della cavità nasale aumenta di volume, ostruendo e restringendo gli osti di comunicazione tra i seni paranasali e la cavità nasale.
La conseguenza sarà quella del muco che ristagna all’interni dei seni, creando un posto perfetto per lo sviluppo di batteri.

Creando quindi una concomitanza tra infiammazione ed infezione.

Questa patologia si può presentare solo in persone con seni mascellari ben sviluppati. Infatti questa condizione in bambini che si trovano ancora in età pediatrica non avranno il pericolo di prendere la malattia.

Come si può contrarre la sinusite?

  • A causa di un virus;
  • Per un’origine batterica;
  • Per una questione di sistema immunitario indebolito, e quindi esposto a infezioni;
  • Oppure in fine, per una condizione non infettiva come potrebbe essere la rinite allergica.

Di certo, però, sarà meno frequente un’infezione dell’arcata dentaria superiore a causare la sinusite.

Si mette in concomitanza con le cavità paranasali tramite la radice dei denti molari o potrebbe capitare che lo faccia anche coi denti premolari. Demolendo il pavimento dei seni mascellari determinando un ostio di comunicazione.

Impianti zigomatici e sinusite: sintomi e complicanze

La sinusite si presenta in tre diverse forme:

  • Acuta, Nel momento in cui persiste per un massimo di 3 settimane.
  • Cronica, quando dura per più mesi.
  • Ricorrente, se si ripresenta durante l’anno per tre o più volte.

I sintomi della sinusite sono di solito dolore e pressione al volto. Talvolta accompagnati anche da sintomi non comuni dovuti all’infiammazione, ovvero cefalea, febbre, muco verde-giallastro, tosse grassa, mal di denti.

Potrebbe portare ad avere delle complicanze se non curata oppure non diagnosticata in una giusta tempistica.

Ovvero:

  • Ascesso o cellulite orbitaria;
  • Trombosi del seno venoso cerebrale (interessando le vene degli occhi, del viso e del cranio);
  • Meningite;
  • Osteomielite (infezione dell’osso causata in genere da batteri).

Impianti zigomatici e sinusite: diagnosi

Una raccolta importante e accurata delle notizie che riguardano il paziente aiuterà nella maggior parte dei casi a formulare la diagnosi. Si eseguirà un esame radiologico, solo in casi dove si sospettano complicazioni o quando il paziente non reagisce alla terapia classica. Per confermare al 100% la diagnosi, si potrà eseguire un’analisi del secreto del seno paranasale.

Per ogni singolo paziente che vorrebbe procedere con un impianto zigomatico, è molto importante rilevare ogni possibile sintomo riconducibile ad una complicanza già durante l’anamnesi.

Bisognerà quindi capire ogni singola provenienza di eventuali:

  • Mal di testa diffusi ed intensi;
  • Dolori nelle zone oculari, occhi compresi;
  • Disturbi visivi o tensioni alla nuca.

Come trattarla

Un trattamento per la sinusite è quella di utilizzo di antibiotici e antinfiammatori. Nei casi più gravi si usa il cortisone.

Talvolta, si accompagna i medicinali elencati con antistaminici e decongestionanti nasali. Sono meno diffusi i casi di sinusite di origine batterica invece di quelli causati da un virus. Proprio per questo motivo, si dovrà fare molta attenzione all’uso dell’antibiotico.

Sarà necessario il parere di un medico oltre a quello dentistico, per valutare la prescrizione e somministrazione di un antibiotico a cui il batterio patogeno sia sensibile.

Per le forme croniche, verrà consigliata una terapia termale. Ovvero, utilizzo di nebulizzazioni nasali di acido ialuronico. L’acido ialuronico ha un’azione antinfiammatoria.
Inoltre, ha la capacità di fermare la formazione del biofilm, cioè la pellicola che formano i batteri e che risulta difficile da sconfiggere anche con gli antibiotici.

 

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Impianti dentali in titanio e allergia al nichel

Impianti dentali in titanio e allergia al nichel hanno qualche cosa in comune? Sicuramente andare dal dentista per inserire gli impianti dentali è corretto, ma è ancora più corretto prestare prima attenzione! La salute è importante e potrebbe essere che tu sia allergico a qualche metallo, ad esempio il nichel. Come ben sappiamo, esistono molti tipi di allergie, che siano molto diffuse o meno. Sono sempre più comuni quelle causate dai metalli.

Il protagonista dell’articolo è il nichel.

Sicuramente ne avrai sentito parlare in ambito di gioielli, bigiotterie, pentole o cibo. Ma molti non sanno che questo genere di metallo può essere spesso usato anche nell’odontoiatria. È quindi bene che tu prima di agire con le protesi fisse o mobili, avverta il tuo dentista per magari trovare una soluzione alternativa agli impianti dentali.

Inoltre, ti informiamo che l a presenza di nichel per legge è consentita all’interno degli impianti. Esistono sul mercato leghe certificate che lo contengono. In una piccola percentuale talvolta, ma non possiamo negare la sua esistenza. Il fatto che il nichel è dichiarato e certificato, consente all’odontoiatria se scegliere di utilizzarlo oppure no in base al cliente.

Impianti dentali in titanio

Come magari molte persone già sanno, l’impianto dentale, zigomatico e iuxtaosseo sono senza ombra di dubbio identici ai denti naturali.

Essi hanno la capacità di poter sostituire il dente normale e senza far notare la differenza. Ma non si tratta solo di una questione estetica, perché hanno la capacità di far riacquisire a una persona la capacità di masticare come un tempo. Anche per quanto riguarda la loro manutenzione, non ci sarà nulla di particolare che dovrai fare in più per pulirli. Semplicemente svolgere una corretta igiene orale e visitare il dentista ogni 6 mesi per dei controlli di routine.

Inoltre, sono molto versatili, perché non solo sostituiscono il singolo dente, ma possono anche essere usati come supporto per ponti dentali o protesi fisse. Però considerando il fatto che la vite che viene messa nell’osso è fatta di titanio, ovvero un metallo, viene naturale farsi delle domande per chi è allergico ai metalli in generale o nello specifico, al nichel.

Attenzione: Spesso potrebbe capitare che all’interno di queste viti ci sia una piccolissima percentuale di nichel.

Cos’è l’allergia al nichel?

Ora che sabbiamo capto da cosa è composto un impianto dentale spieghiamo l’allergia al nichel. Si tratta di reazione esagerata del sistema immunitario causata da una sostanza non conosciuta dal nostro organismo.

Il nichel, un metallo molto diffuso e l’allergia a questo materiale potrebbe comparire a qualsiasi età. Di solito dopo un continuo contatto con esso, ma anche dopo un primo contatto.

Esistono dei trattamenti che potrebbero ridurne il suo effetto ma eliminare del tutto l’allergia sarà molto difficile o addirittura impossibile. Questo perché questo metallo anche se in piccola percentuale è presente praticamente ovunque.

Solitamente il primo sintomo che potrebbe insospettire una reazione allergica al metallo è una dermatite. Si sviluppa di norma sulle mani quando andrai a toccare parti metalliche di orologi, occhiali, orecchini, maniglie, forbici, stoviglie etc. Anche sulle mucose del cavo orale se il metallo è contenuto nelle protesi.

Impianti in titanio e allergia al nichel: cosa fare in questo caso

Consideriamo prima di tutto il fatto che i metalli che vengono usati nell’ambito dell’odontoiatria sono parecchi. Di diversa origine e qualità, solo il dentista esperto può conoscerli alla perfezione. A noi clienti, spetta di diritto informare il dentista di eventuali allergie o problematiche in generale, per la miglior scelta di operazione o impianto che sia.

Per persone con una forte allergia al nichel o comunque una generale allergia ai metalli saranno dunque consigliati degli impianti con materiali non metallici. Ad esempio potremmo parlare della porcellana, che non causa reazioni allergiche.

O altro ancora, per chi è allergico a nichel, cobalto e al cromo si adotterà l’dea di usare impianti dentali costituiti completamente da ceramica o con guscio in oro o zirconio. La soluzione per questo target di persone, sono le protesi preparate in ceramica o in ossido di zirconio in caso di intolleranza all’oro (anche l’oro contiene nichel).

Inoltre moltissime persone hanno fatto otturazioni, specialmente nei denti posteriori, molari e premolari, effettuate con amalgama dentale.

L’amalgama d’argento è un metallo formato da argento, stagno, rame, palladio, indio e infine il mercurio, riconoscibile facilmente perché ha colore grigio piombo. Inoltre, questa famosa amalgama è uno dei materiali più usato dai dentisti per le otturazioni dei premolari e molari in molte parti del mondo. Per fortuna però in Italia, la si usa sempre più di rado, usando in compenso, altri materiali bianchi o scuri, che però più costosi.

Anche gli apparecchi classici a graffe, sono composti da titanio, però oggi come oggi sul mercato esistono apparecchi invisibili in grado di fare le stesse identiche operazioni se non addirittura meglio. Potrebbe essere benissimo usato per chiunque ha un’intolleranza a un metallo, in particolar modo il nichel.

 

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Impianti dentali con problemi cardiaci

Hai avuto un’operazione al cuore o soffri di pressione alta? Ti stai chiedendo se gli impianti dentali pur avendo problemi cardiaci possono essere svolti?
In caso tu non sapessi se è possibile svolgere operazioni di impianti dentali con questo tipo di malattia o condizione, leggi in seguito per scoprirlo.

Qualsiasi persona prima di un intervento, piccolo o grande che sia è normale che abbia un po’ di ansia e paura. Il timore che qualcosa non vada come debba andare viene a tutti.
Possiamo variare da reazioni allergiche a interferenze con farmaci o anestetici. Queste sono solo alcune delle paranoie di numerosi pazienti.

Aggiungiamo anche alcuni problemi cardiaci potrebbe essere che la tensione salga accantonando l’idea di fare un intervento dentale pensando a una soluzione alternativa. Ma è davvero la decisione migliore che potresti prendere?

Impianti dentali con problemi cardiaci: il primo step

Il primo step è quello più importante perché sarà quello di raccogliere tutti i dati e le informazioni relative al paziente.
La medicina per fortuna oggi come oggi svolge l’analisi di tutti i dati nel modo più accurato possibile. E proprio nel contesto dell’odontoiatria, la prima cosa che viene fatta è proprio l’anamnesi del paziente.

L’esperto ti farà alcune semplici domande sul tuo stato di salute. Ancor prima che tu apra la bocca avrà capito già alcune controindicazioni per te per l’impianto dentale. Al termine del primo step avverrà in seguito una visita generale e degli esami come per esempio la radiografia che dovranno aiutare il dentista.

In questo modo si capirà se ci sono problemi di carattere locale. In caso in cui tu assumi molti farmaci o non hai una buona salute non è detto che possa svolgere un intervento dentale di questo calibro.

I principali problemi cardiaci

In Italia esistono molte persone che hanno problemi al cuore che possono essere gravi o meno. La fetta di popolazione più interessata, riguarda gli anziani.

Ma quali sono quindi le principali malattie che una persona potrebbe avere?

  • L’ipertensione, ovvero quando soffri di pressione alta;
  • La cardiopatia ischemica, tipicamente angina o infarto del miocardio;
  • aritmie;
  • Patologie che riguardano le valvole cardiache.

Ma ne esistono molte altre, vediamo se con i problemi al cuore si può svolgere un’operazione di impianto dentale.

Un paziente con problemi cardiaci può svolgere questa operazione?

Se un paziente soffre di malattie cardiache, le cure che dovrà assumere una volta terminato l’intervento di implantologia dentale potrebbero essere un problema. Come già spiegato, purtroppo le patologie che riguardano il cuore sono molto diffuse in Italia.

Attenzione: le patologie cardiache che siano gravi o meno gravi, possono comunque significare che una persona debba assumere delle cure farmacologiche durature. Questo significa che potrebbe complicare qualsiasi tipo di intervento chirurgico. Che siano cure odontoiatriche (in particolar modo interventi di implantologia) o meno.

I problemi al cuore sono da mettere in conto nelle controindicazioni dell’implantologia.

Impianti dentali con problemi cardiaci: l’anestesia

Esistono diversi aspetti che devono essere tenuti sotto controllo se una persona soffre di cuore, ovvero il post operatorio, le infezioni che si possono contrarre ma in particolare l’anestesia. Queste sono tutte complicazioni che rendono il paziente cardiopatico un caso complesso da trattare per l’odontoiatra.

 Perché l’anestesia è la parte più importante per un paziente cardiopatico?

Partiamo dal principio che un paziente con problemi cardiopatici è sicuramente un caso più delicato. Bisogna quindi conoscere tutta la storia clinica del paziente prima di eseguire un’anestesia locale. Questo perché l’anestetico locale ha la funzione di bloccare gli impulsi nervosi.

Insieme ai farmaci anestetici inoltre, vengono associati anche dei vasocostrittori. Questo servirà per aumentare la durata dell’anestetico per tutto il tempo necessario all’intervento.
Però purtroppo, tra gli effetti collaterali dei farmaci vasocostrittori c’è l’aumento della pressione e la tachicardia. Avendo quindi il rischio di un’ipertensione arteriosa.

Endocardite batterica

Una persona con problemi di cuore durante un intervento di implantologia dentale ha il rischio di sviluppare infezioni. In caso il paziente abbia problemi di cuore come la cardiopatia risulterà molto elevato il rischio di contrarre infezioni al miocardio, ovvero l’endocardite batterica.

Si parla di batteri del cavo orale che potrebbero infatti molto facilmente raggiungere l’apparato cardiovascolare tutto ciò attraverso il sangue. Proprio per questi motivi, in casi come questi è molto importante che il paziente in questione si sottoponga a una cura antibiotica. Il tutto prima di svolgere l’intervento implantologico.

In conclusione: bisogna quindi rinunciare?

Una persona cardiopatica che vorrebbe svolgere un intervento implantologico è da considerarsi un caso complesso, non per questo significa impossibile.

Andranno svolti più accertamenti, fase diagnostica e una raccolta di dati del paziente in maniera più approfondita.
Una volta fatto ciò, si potrebbe anche procedere con un intervento di implantologia con tecnica soft implantology, l’implantologia senza traumi. Si tratta di una serie di procedure e riducendo qualsiasi tipo di trauma.

Come viene svolta la soft implantology?

Non c’è per forza la necessità di aprire le gengive per l’inserimento dell’impianto. Questo processo significa solo forare la gengiva e inserire l’impianto nell’osso senza troppe complicazioni intorno. Però si tratta di un processo di precisione al millimetro senza l’uso del bisturi ed evitando l’eccessivo sanguinamento. Inoltre non ci saranno le complicazioni del post intervento, con una riabilitazione in tempi molto brevi. In 24 ore è possibile sostituire i denti senza alcun trauma.

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È doloroso fare un impianto dentale?

Il primo motivo, nonché quella principale che spinge le persone a non ricorrere all’implantologia dentale è la paura del dolore. Così evitando del tutto la possibilità di risolvere i problemi con i propri denti, estetici e salutari. La pausa degli impianti dentali è molto diffusa tra i pazienti che temono di sentire dolore sia durante l’operazione che nel post operatorio. Ma è davvero così doloroso fare un impianto dentale?

Partiamo dal principio che si tratta di un intervento chirurgico, di conseguenza potrebbe sicuramente causare disagio. Però non si tratta di effettivo dolore, ma di leggeri fastidi.

Nella fase post operatorie potremmo avvertire anche del gonfiore della zona operata, ma nulla di esagerato. Sarà limitato e durerò soltanto qualche giorno. Inoltre il tuo dentista sarà sicuramente in grado di darti i giusti consigli per passare la fase post operatoria al meglio. La paura del dolore non è fondata quindi su un qualcosa di effettivo, perché si ricorrerà all’anestesia e inoltre è meno invasivo di altre operazioni come potrebbe esserlo l’estrazione dentale.

Quanto dura un’operazione di implantologia dentale? Dura relativamente poco, circa dai 30 ai 60 minuti.

È doloroso fare un impianto dentale? Durante l’operazione

Prima di iniziare l’operazione ti verrà somministrata l’anestesia per evitare di sentire il dolore nel durante. Di solito questa sarà di tipo locale, agendo quindi solo nella zona interessata per l’intervento così da non andare a causare la totale incoscienza del paziente. Poi dipenderà tutto dalla persona, se è più o meno ansiosa dell’operazione verrà abbinata una sedazione temporanea. Così da sentirsi a suo agio e che l’esperto possa lavorare nel migliore dei modi.

Ma l’efficacia dell’anestesia non è scontata, per far sì che faccia effetto è necessario seguire alcuni accorgimenti. L’attuale tecnologia è in grado di effettuare gli interventi implantologici senza far sentire il minimo dolore.

Come è possibile? In base a tre punti principali che spiegheremo in seguito:

  1. Un esperto del settore ti somministrerà l’anestesia.
  2. L’anestetico sarà di alta qualità.
  3. Inoltre esso deve essere di data nuova, acquistato di recente e assolutamente non scaduto.

Cosa aspettarsi dalle procedura

L’operazione di impianti dentali deve essere eseguita in due parti. 

  1. L’intervento
  2. Il recupero post operatorio

Inoltre, l’impianto dentale dovrà essere inserito chirurgicamente come spiegato in precedenza, Andando a tagliare le gengive. Questa parte potrebbe sembrare dolorosa, ma ricorda che verrà svolto il tutto con l’anestesia. Si andrà ad operare solo nel momento in cui la gengiva risulterà totalmente insensibile. Dato che l’area sarà completamente anestetizzata, non percepirai nessun disagio né dolore.

In seguito al taglio della gengiva, verrà praticato un foro all’interno dell’osso così da poter inserire l’impianto. Importante è sapere che la tua mascella inoltre non ha nervi, perciò il maggior disagio che potresti provare è la pressione.  Non sentendo quindi nessuna perforazione. Verrà avvitato l’impianto in posizione.

In totale tutti questi processi verranno svolto in un massimo di tempo che varia dai 30 ai 60 minuti, per i casi più complessi.

Verrà poi chiusa l’incisione e l’anestetico sarà ovviamente ancora in circolo. In alcuni casi il dentista potrebbe somministrarti anche degli antidolorifici all’inizio dell’operazione. Perciò al termine dell’operazione, quando l’effetto dell’anestetico svanirà non percepirai nessun tipo di fastidio o dolore. In questo momento stesso inizierà la guarigione dell’impianto.

È doloroso fare un impianto dentale? il post operatorio

Nella fase di guarigione, ovvero la post operatoria, potrebbe essere consigliata la somministrazione di farmaci per ridurre al minimo qualsiasi tipo di fastidio o gonfiore.
Dovranno essere assunti per qualche giorno. Per precauzione inoltre si consiglia e si abbina una terapia antibiotica, questa servirà per evitare la proliferazione dei batteri nella zona dell’impianto. Come avrai capito, avrai il massimo del confort, in ogni modo si cercherà di farti sentire il meno dolore possibile.

Al giorno d’oggi infatti, esistono degli strumenti e delle strategie in grado di eliminare totalmente il dolore in ogni fase dell’operazione implantare. Quindi in questo caso dovrebbe diminuire o eliminarsi del tutto anche la paura dell’operazione stessa. Secondo uno studio, anche la maggior parte dei pazienti una volta terminata l’operazione hanno confermato che è stato molto più facile da sopportare di quanto avessero immaginato.

Quanto dura il recupero

Una volta terminata l’operazione ti verranno somministrati vari farmaci e antibiotici… ma nello specifico, come avviene e quanto dura?

Una volta terminata l’operazione quando l’anestesia svanirà e così anche l’antidolorifico, potrai aspettarti un leggero fastidio. Infatti il tuo dentista ti consiglierà di prendere un analgesico da banco. Ma il fatto che tu prenda antidolorifici non significa che allora potrai riprendere fin da subito a fare quello che facevi precedentemente all’operazione. Dovrai seguire dei punti per poterti riprendere al meglio e il prima possibile.

  • Per prima cosa dovrai evitare le cannucce per le 24 ore successive all’intervento.
  • Nelle prime 48 ore importante che tu non assuma cibi troppo caldi
  • Importante è anche mantenere una dieta liquida per due giorni
  • Una volta terminate le 24 ore dopo l’intervento, dovrai iniziare a sciacquare la bocca con l’acqua salata almeno per
  • Assolutamente vietato assumere fumo o alcol nei 3 giorni dopo l’intervento.

La guarigione e il periodo varierà da persona a persona. Il recupero e la guarigione saranno diversi per tutti.  Rispettando questi punti e ciò che ti dirà il dentista di fare o di assumere potrai aspettarti anche di tornare al lavoro o alle tue attività quotidiane il giorno successivo.

L’impianto dentale per fondersi con l’osso e la sua guarigione totale richiede 4 mesi circa. Ma una volta completata la guarigione si può passare al passaggio che sussegue. Si inserirà la corona, uguale a un dente naturale.

 

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Frattura della mandibola

A causa della prominenza del nostro mento, la frattura della mandibola può avvenire molto facilmente rispetto ad altre ossa. Infatti è uno dei traumi più frequenti.

Le fratture più frequenti della mandibola sono quelle della struttura ossea che compone, insieme alla base cranica, l’articolazione temporo-mandibolare. Ovvero la parte che serve per muovere la bocca.

Una frattura mandibolare potrebbe solitamente comportare la comparsa di una importante tumefazione, dolore a riposo e durante i movimenti della mandibola. Inoltre potrebbe succede anche che si perda la normale chiusura della mandibola, quindi dell’occlusione.

Una persona che si frattura la mascella non potrà né mangiare né parlare correttamente. Oltre al dolore che avrà. Non tutte le fratture necessitano di un intervento chirurgico, solo un esperto potrà dare il suo giudizio in proposito. Se operarla o quale trattamento sarà il più appropriato.

Cos’è la mandibola?

La mandibola, sarebbe la mascella inferiore. Essa è quell’osso della faccia doge poggia ‘arcata dentaria inferiore e insieme alla mascella superiore crea la bocca. È l’unico osso della faccia che pur essendo molto stabile e simmetrico, ha una grandissima mobilità.

Questa mobilità è prima di tutto dovuta all’articolazione temporo-mandibolare. Che quindi permette alle persone di muovere la bocca, quindi da poter masticare i cibi e parlare.

Come è formata la mandibola?

Ha una porzione orizzontale, che prende il nome di base, e due porzioni verticali, situate ai lati, che prendono il nome di rami. e alla fine esiste la porzione della mandibola che si pone in rapporto con la base cranica e che contribuisce a formare l’articolazione temporo-mandibolare.

Come capire se ho una frattura nella mandibola

Potrebbe essere clinicamente sospetta la rottura della mandibola se sono presenti i seguenti sintomi:

  • Gonfiore della porzione inferiore del volto;
  • Se percepisci del dolore alla mascella e quindi sei limitato con i movimenti della bocca;
  • Perdita dell’occlusione dentale, quindi incapacità di serrare bocca e denti in modo corretto;
  • Se ti capitano sanguinamenti dalle gengive e perdita o fratture dei denti.;
  • In alcuni casi potresti avere una frattura del condilo mandibolare (la parte di legamento a forma di oliva che connette mandibola e mascella). In questi casi si possono aggiungere la presenza di dolore a livello dell’orecchio.

Nel peggiore dei casi potrebbe verificarsi anche un’emorragia dal condotto uditivo e alterazioni tipiche dei movimenti. Essi potrebbero essere accompagnati anche da una deviazione della mandibola aprendo la bocca dal lato della frattura e impossibilità a spostare il mento verso il lato opposto della frattura.

Frattura della mandibola: perché avviene

La mandibola è molto spesso coinvolta nel caso di traumi facciali, questo perché è l’osso più esposto. Inoltre, la mandibola ha una probabilità di fratturarsi paro al doppio rispetto alla mascella.

Questo si spiega perché come spiegato appunto in precedenza l’osso della mandibola è molto più esposto rispetto a quello della mascella.
E poi anche perché ci sono alcune zone della mandibola particolarmente deboli da un punto di vista meccanico.

Inoltre le cause di rotture di una mascella possono essere molte. Importante anche dire però che a cui frequenza relativa varia a seconda delle zone del mondo in cui ci troviamo e della fascia di età dei pazienti vittima di trauma facciale. Ma di solito le cause sono traumi sportivi, aggressioni e incidenti stradali.

Come vengono classificate le fratture della mandibola

Riassumendo i punti precedenti, di solito la frattura della mandibola è generato da un evento spiacevole come potrebbe essere un incidente.
Un evento traumatico come quello di una caduta, un incidente durante lo sport, incidente d’auto o quant’altro. Purtroppo una volta che ci fratturiamo la mascella sarà sempre accompagnata da dolore e gonfiore anche quando a riposo. Addirittura in alcuni casi potrebbe comportare la riduzione dell’apertura della bocca e/o lo spostamento laterale della mandibola stessa.

E come tutti i tipi di fratture anche quello della mandibola viene classificato in diversi punti. Vediamo quali:

  • Composte oppure scomposte
  • Complete oppure incomplete
  • Stabili oppure instabili
  • Chiuse oppure aperte

Diagnosi e terapia

Come viene fatta una diagnosi di una frattura mandibolare?

 La diagnosi potrebbe essere fatta in più modi differenti. Che sia per esempio per visita medica fatta da un esperto, che evidenzierà tutti i segni clinici.
Oppure tramite una radiografia che svolge una panoramica totale della bocca.
E infine, da una risonanza magnetica (TAC).

La terza opzione è la più precisa e utile in campo medico. Soprattutto per completare al meglio la diagnosi per lo studio pre-operatorio di fratture complesse associate ad altre fratture o come esame di secondo livello in caso di dubbio clinico.

Come può essere risolto il problema?

 Le terapie per la frattura della mandibola si dividono in due parti. Potrebbe essere chirurgica o conservativa.

Quando si fa il trattamento chirurgico?

  • sarebbe indicato in caso una persona si sia fatta più fratture (quindi fratture multiple in termine medico);
  • In caso di fratture scomposte;
  • In caso di perdita di occlusione;

Quando si applica il trattamento conservativo?

  • In caso di alcuni tipi di fratture del temporo-mandibolare;
  • Se si presentano fratture composte o incomplete della mandibola.
  • In caso in cui il paziente ha una salute generale scarsa e di conseguenza sarà sconsigliato l’intervento chirurgico.

In cosa consiste il trattamento conservativo?

Come per un piede o per una gamba si parla di un trattamento in grado di immobilizzare (ingessare) la mandibola. Solitamente si parla di 3 mesi.

Come si fa per nutrirsi o bere in questi tre mesi?

Anche se sarà molto complicato è possibile bere a bocca chiusa e cibarsi tramite dei frullati attraverso l’impiego di una cannuccia da far passare in uno spazio dietro ai denti.

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Impianto zigomatico e anestesia

Con il passare degli anni potresti perdere i tuoi denti. Questo problema potrebbe essere difficile da risolvere, in base alla complicanza del caso clinico e della tua storia dentistica. A volte questo problema si può presentare anche pensando alle tecniche odontoiatriche più avanzate che esistono. Però la soluzione degli impianti zigomatici, è quella più utilizzata e apprezzata.

Ad esempio a differenza dei tradizionali impianti dentali, sono caratterizzati da una maggiore lunghezza e un’angolazione variabile. Vengono innestati all’osso dello zigomo, quindi un osso particolarmente duro che darà più elevata percentuale di successo.

In particolare usati per pazienti edentuli, che presentano una grave atrofia ossea mascellare.

Molti possono essere i dubbi che ti assalgono a proposito di questo intervento, ma parliamo di una situazione molto importante in merito che precede l’intervento. L’anestesia. Leggiamo tutti gli approfondimenti che bisogna sapere a proposito.

Impianto zigomatico e anestesia: quale è meglio utilizzare?

La domanda è anestesia generale o locale? Tutto varia in base allo stato di salute del paziente e alla sua collaborazione.

Di solito viene usata l’anestesia generale per posizionare gli impianti zigomatici. Però se non si necessita di un intervento, si può svolgere in sedazione e anestesia locale.
Inoltre, quando si svolge una sedazione cosciente, si porta il paziente a uno stato di rilassamento ma lasciando il paziente sveglio, in modo tale da renderlo collaborativo.
In questo modo lui potrà controllare tranquillamente ogni suo movimento. Verrà addormentata solo la parte del corpo sulla quale si andrà a operare.

In base al livello di ansia del paziente, si andrà ad aumentare la sedazione. Può essere variata da lieve a profondo attraverso  l’assunzione di farmaci, ansiolitici e antidolorifici.
Essi saranno in grado di gestire quindi sia l’ansia che la risposta agli stimoli di salivazione e conati di vomito indotti dagli strumenti durante il lavoro.

A differenza, potrà essere scelta anche l’anestesia generale, con essa il paziente avrà una perdita di coscienza temporanea, che durerà per tutto l’intervento. Si opera con l’anestesia totale, in particolare se il paziente è molto ansioso. Durante questa perdita di coscienza, l’esperto sarà in grado di svolgere il suo lavoro e completare tutte le fasi dell’intervento.
Inoltre, questo tipo di tecnica è consigliata in caso di interventi lunghi e complessi. Ad esempio le riabilitazioni mediante impianti zigomatici.

Impianto zigomatico e anestesia: soddisfazione del paziente post anestesia e operazione

Secondo studi e ricerche, non c’è una particolare soddisfazione che faccia prevalere un tipo di anestesia anziché l’altra. Quindi tutto dovrà solo dipendere dall’ansia, salute e collaborazione del paziente stesso. Ovviamente anche in base all’operazione che dovrà essere svolta.

Inoltre, è molto importante sapere che dopo l’anestesia e l’operazione, il paziente dovrà seguire un trattamento per riprendersi dall’intervento chirurgico. Dovrà avere una copertura con farmaci, solitamente a base antibiotica. Affiancata ad essa ci potranno essere o meno antidolorifici specifici. Anche quest’ultima prassi dovrà essere sempre in base al dolore del paziente.

Oltre a ciò, per ottenere un intervento rispettabile e che rispecchi le aspettative del paziente in maniera più fedele possibile, sarà necessaria l’esperienza. Si intende, che il chirurgo esperto, l’anestesista e il team dovrà essere nel campo della chirurgia implantare da anni.

La probabilità di riuscita

Prima di tutto, specifichiamo che gli impianti zigomatici sono fatti di titanio. E possono essere inseriti in quei pazienti con problemi di atrofie, edentulie e ridotte quantità di osso o con scarsa qualità. Queste persone non possono utilizzare alternative come protesi fisse o mobili, per colpa di queste specifiche condizioni.

La riuscita degli impianti zigomatici viene determinata soprattutto in base alle ossa dello zigomo. In queste ossa verranno inseriti gli impianti, da qua il nome impianto zigomatico. Inoltre, potrà essere inserita in un massimo di 72 ore.

In definitiva possiamo dire che nella maggior parte dei casi, la possibilità di risolvere il problema si svolge con un singolo intervento. Con un’elevata percentuale di successo, pari a un 98-100%. Quindi anche per pazienti con l’edentulia che sia parziale o totale può essere gestita e risolta anche nei pazienti con problematiche più complesse.

In conclusione, una ulteriore informazione, è che l’anestesia riduce di gran lunga il disagio di installazione degli impianti zigomatici. Non solo durante l’operazione ma anche per la fase post operazione.

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